di Eva Tazzari
Nel cuore di Milano, nella cornice neoclassica di Palazzo Bovara, la moda è diventata linguaggio dell’anima. Durante la Fashion Week 2025, la Mundi Live Academy, guidata da Chiara Immordino Doria, ha trasformato la passerella in un’esperienza estetica e spirituale, dove arte e moda si sono fuse in un unico gesto di libertà.
Chiara Immordino Doria, mecenate e presidente della Fondazione Placido Immordino, incarna oggi una figura rara: quella del mecenate contemporaneo, che coniuga cultura, bellezza e visione. Nelle sue mani l’arte si fa strumento di dialogo e rinascita. La sua missione non è solo esporre opere o promuovere artisti, ma generare connessioni tra linguaggi, generazioni, sensibilità. Nella sua concezione di arte sincretica, pittura, moda, scultura e performance convivono come membra di un unico organismo vivente.
La moda, sotto la sua guida, perde la sua pelle per ritrovare, come in una metamorfosi spirituale, il suo vero significato. La passerella diventa arte. L’arte diventa rito. Un rito collettivo, luogo di trasformazione, dove il corpo non è ornamento, ma presenza consapevole e mutevole. Io stessa, come una delle artiste presenti, ho sentito la forza di questa trasformazione. È come se, in quell’istante, noi donne non fossimo più soltanto muse ispiratrici, ma forze creatrici, artefici di un nuovo linguaggio che unisce libertà, consapevolezza e bellezza. L’arte, attraverso noi, si fa gesto vitale: nasce, respira, genera.
Tra i tanti artisti che hanno sfilato a Milano, le voci femminili hanno composto un mosaico potente e luminoso. Sette artiste unite da un comune denominatore: la libertà.
La libertà del pensiero della Principessa Maka Dadiani
Discendente della dinastia reale di Mingrelia, Maka Dadiani porta con sé un’eredità di storia e raffinatezza, che si riflette nella sua arte. La sua ricerca attraversa musica, pittura, movimento e tecnologia. Nei suoi lavori la libertà è conoscenza e armonia tra tradizione e innovazione; la nobiltà che diventa ricerca spirituale e intellettuale. Durante la manifestazione, la Principessa Dadiani ha indossato un abito da lei stessa creato, proseguendo idealmente la sua idea di arte totale: il corpo come estensione della pittura. Premiata durante la manifestazione per il suo contributo all’arte, rappresenta l’eleganza come espressione di libertà interiore. La sua presenza a Palazzo Bovara ha incarnato la continuità tra passato e futuro, fra tradizione e sperimentazione.
La libertà del colore di Anna Bobbio
L’arte di Anna Bobbio è un viaggio sensoriale dentro la materia e la luce. Nelle sue opere, l’artista esplora l’astrazione come esperienza corporea e spirituale: acrilico e spezie si mescolano in una sinfonia di profumi e cromie che evocano il movimento della vita stessa. I suoi dipinti non si limitano a rappresentare: respirano. Ogni sfumatura è una pulsazione, ogni velatura una memoria. La pittura di Bobbio parla la lingua delle emozioni pure, una pittura dell’essenza, che celebra il mistero dell’esistenza e trasforma il colore in energia spirituale. Per la potenza espressiva e la profondità del suo linguaggio, Anna Bobbio è stata premiata come Artista dell’Anno alla Milano Fashion Week di palazzo Bovara, ricevendo un’opera di Alessandro Barattini. Un riconoscimento che consacra la sua libertà e la forza del suo gesto pittorico.
La libertà della relazione di Anna Seccia
Anna Seccia è pioniera dell’arte relazionale: un gesto condiviso che fa nascere la bellezza fra dialogo e incontro. Le sue opere non si osservano soltanto: si vivono, si condividono, si attraversano. Con i suoi happening e le installazioni partecipative, Seccia trasforma l’atto creativo in esperienza comunitaria. Ogni gesto, ogni contributo del pubblico diventa parte del quadro finale, rivelando la bellezza nascosta nelle relazioni umane. Per la sfilata di Palazzo Bovara, la sua opera si è estesa anche alla riproduzione su foulard di seta, unendo pittura e tessuto, arte e moda, diventando così simbolo tangibile del dialogo fra arte e design. La sua poetica, che è un invito a rompere le barriere dell’individualismo per riscoprire la potenza del “noi”, a Palazzo Bovara ha assunto un significato ancora più profondo: l’arte come spazio d’incontro tra il sé e l’altro, tra il visibile e l’invisibile.
La libertà dell’anima di Pinella Imbesi
Con il suo dipinto Oltre il Caos, Pinella Imbesi ha portato in passerella un’emozione autentica, quella dell’artista che trasforma la vita in racconto cromatico. Nata in Sicilia, la sua pittura nasce da un dialogo tra le radici e la luce. Le sue opere parlano di resilienza, di un cammino che attraversa l’ombra per raggiungere la chiarezza. Il suo gesto pittorico è un atto di fede nella bellezza che resiste, nella capacità umana di ricomporsi e rinascere. Come per altri artisti, anche la sua opera è stata riprodotta su foulard di seta, trasformando la pittura in oggetto da indossare e fondendo la tradizione artistica con la raffinatezza del tessile italiano di Saverio Barone. Una scelta che conferma la direzione tracciata da Chiara Immordino Doria: l’arte si fa materia viva, linguaggio del corpo e veicolo di libertà. L’emozione che Pinella ha raccontato dopo la sfilata, lo stupore, il sentirsi parte di qualcosa di più grande, è la prova che la vera arte è sempre condivisione.
La libertà della gioia di Malugho
Morena Tirintino, in arte Malugho, porta a Milano la sua ricerca sulla libertà come equilibrio e pace interiore, trasformando la materia in racconto sensoriale e invitando alla contemplazione e all’introspezione. Le sue opere sono un inno alla gioia: mondi simbolici, forme mandaliche e suggestioni orientali si intrecciano in un dialogo armonico con la cultura occidentale. La sua libertà è nella capacità di unire gli opposti, di far convivere il reale e l’onirico, la memoria e la magia. Nelle sue opere tutto si muove e respira, come in una danza, come in una passerella, come Astrum, il mandala riprodotto su foulard tra le braccia di una modella.
La libertà del sogno di Valeria Vago
Valeria Gubbati, in arte Vagu, indaga la libertà come immersione nel sogno e nel mistero. Spinta da una forza istintiva e percettiva, trasforma l’inconscio in visione. Nelle sue opere le forme si dissolvono in impressioni cromatiche che oscillano fra luce e ombra, in un continuo processo di metamorfosi. L’artista apre portali verso dimensioni oniriche, dove colori e simboli ancestrali si fondono in una dissolvenza atemporale: un dialogo tra memorie arcaiche e presente, tra realtà e immaginazione. La sua libertà è quella dell’anima che attraversa i confini del visibile per trasformarli in poesia visiva.
La gabbia che si apre alla libertà di Eva Tazzari
Chiude questo racconto la mia opera, The Beautiful Cage, un abito-scultura che intreccia cultura pop, corpo e pensiero. L’abito, composto da piastrelle raffiguranti il volto di Barbie, denuncia con delicatezza e forza gli stereotipi imposti alla donna: un’icona di perfezione che diventa gabbia. Ma le piastrelle, segnate da macchie e scheggiature, raccontano l’imperfezione come verità e possibilità di rinascita. Indossato da mia figlia Beatrice, il vestito si è trasformato in performance: la fascia bianca sugli occhi, i capelli scompigliati, il passo deciso. Un gesto che ha reso visibile il messaggio di libertà. In The Beautiful Cage, la moda diventa atto politico e poetico, scultura viva che celebra la diversità e la fragilità come forme di bellezza autentica. In fondo, ogni abito diventa performance, perché ogni creazione cambia nel momento stesso in cui viene indossata: si adatta, si trasforma, si rinnova. È in questo continuo mutamento che la passerella si trasforma inevitabilmente in arte. E l’arte si plasma diventando design.
Attraverso le voci femminili, Chiara Immordino Doria ha dato forma a un nuovo umanesimo estetico. Il suo ruolo di mecenate contemporanea non si limita a sostenere gli artisti: li mette in dialogo, li invita a superare i confini disciplinari per costruire un’arte che sia al tempo stesso visione, conoscenza e cura.
E, nel progetto Mundi Live Academy, la bellezza non è più ornamento, ma valore fondativo, principio di equilibrio tra spirito e materia. A Palazzo Bovara, Chiara ha mostrato come la moda possa diventare un linguaggio di emancipazione, e come l’arte, quando si fa sincretica, possa restituire al mondo la sua voce più profonda: quella dell’anima. Un’anima libera.
Ma tutto questo è stato possibile anche grazie alla determinazione e alla sensibilità di Monica Foglia, anima e fondatrice di Milano Fashion, che quest’anno ha celebrato la sua quinta edizione. Monica è una donna forte, appassionata, capace di trasformare l’energia in visione. È grazie alla sua forza e al suo entusiasmo che Milano Fashion continua a crescere, portando ogni anno nuova linfa e nuovi orizzonti creativi. Sotto la sua direzione, la manifestazione ha ampliato i propri confini: dopo il successo di Milano e la sfilata a Cannes, la prossima primavera debutterà anche a Parigi, aprendo un nuovo capitolo internazionale per il progetto. La sua visione incarna perfettamente ciò che anche noi artiste abbiamo portato a Palazzo Bovara: la bellezza come rinascita e come libertà.
E, nel progetto Mundi Live Academy, la bellezza non è più ornamento, ma valore fondativo, principio di equilibrio tra spirito e materia. A Palazzo Bovara, Chiara ha mostrato come la moda possa diventare un linguaggio di emancipazione, e come l’arte, quando si fa sincretica, possa restituire al mondo la sua voce più profonda: quella dell’anima. Un’anima libera.
Tra luci, abiti, sete e gesti, noi donne di Palazzo Bovara abbiamo offerto una visione corale e potente dell’arte contemporanea. Non rappresentiamo soltanto percorsi individuali, ma prospettive di un unico orizzonte: quello della bellezza che libera. Guidate da Chiara Immordino Doria e con il supporto di Monica Foglia, abbiamo mostrato che la moda può ancora essere pensiero, che la passerella può diventare altare, e che la donna, nell’arte come nella vita, non è più musa silenziosa, ma creatrice consapevole del proprio destino estetico.















