L’arte come atto di libertà. Gli artisti di Palazzo Bovara e la libertà della creazione

Milano Fashion Week 2025: arte, moda e la consapevolezza dell’uomo contemporaneo

da admin

Milano, Palazzo Bovara. Nella stessa cornice che ha visto le artiste di Mundi Live Academy raccontare la libertà come emancipazione e rinascita, gli artisti uomini hanno portato un diverso linguaggio di libertà: quello della consapevolezza.
Quindi non una libertà che sovverte, ma una libertà che ricompone; non una libertà che sfida la forma, ma una libertà che la comprende per reinventarla.
Sotto la guida di Chiara Immordino Doria, mecenate visionaria del progetto, la Mundi Live Academy ha fatto dialogare ancora una volta arte e moda in una profonda riflessione sulla creazione come equilibrio, misura e metamorfosi.

Nel corso dei secoli, l’artista è stato architetto dell’immaginario, artefice di mondi noti o meno. Oggi, in un tempo di immagini facili e identità fluide, la libertà dell’artista contemporaneo credo risieda nella capacità di trasformare la complessità dell’immaginario in armonia. Come l’arte, anche la moda diventa gesto di pensiero: entrambe si muovono tra l’effimero e l’eterno, tra il corpo e l’idea, tra la materia e la visione. A Milano, la passerella si è fatta spazio di risonanza, dove la materia diventa linguaggio e la visione prende forma.
Matteo Torelli e la libertà dell’illusione.
Autodidatta folgorato dall’iperrealismo, Torelli trasforma la realtà in una soglia poetica tra vero e verosimile. Le sue opere, sospese tra il dettaglio realistico e l’allegoria simbolica, esplorano l’idea che la realtà autentica non sia ciò che esiste, ma ciò che si immagina. Nelle sue visioni iperdefinite, la libertà è l’atto di vedere oltre il reale: un esercizio di meraviglia e consapevolezza. La sua opera, riprodotta su seta, diventa così un simbolo di accoglienza e metamorfosi, dove il segno pittorico si fa racconto fluido, espandendo il linguaggio pittorico fino a toccare quello della moda.
La libertà del pensiero di Alessandro Barattini.
Il suo mondo è una scacchiera cosmica. Attraverso la metafora del gioco e del conflitto, Barattini indaga le forze opposte che governano l’universo. Le pedine si fanno simboli dell’imponderabile: fragili, ma destinate a trionfare. L’artista supera la dimensionalità della materia per elevarla a principio universale; un pensiero che si fa forma, una forma che diventa pensiero. Un suo lavoro è stato scelto come premio per Anna Bobbio, in un gesto che unisce nella stessa visione creativa. Perché l’arte non ha confini di genere: è l’espressione più autentica di un pensiero fluido e universale.

La libertà della materia di Marcello Steri.
Artista e sperimentatore, Steri costruisce opere dal forte impatto visivo ed emotivo, in cui materiali poveri e carichi di storia diventano testimoni del presente. La sua è un’arte che unisce ecologia e spiritualità, recupero e rinascita, generando un linguaggio vibrante e polifonico. Nelle sue sculture e installazioni, la libertà è trasformazione: la materia si ribella alla sua funzione per farsi voce, memoria, coscienza. Ogni opera è un corpo vivo che respira con lo spazio e con chi lo attraversa, come un rito contemporaneo che riconcilia l’uomo con la terra.
La libertà dell’onirico di Luca Colangelo (Janlucpicart).
La notte è il suo laboratorio. Colangelo, artista “nottambulo”, dipinge nel silenzio, quando la mente veglia sul confine tra sogno e realtà. Le sue opere, figlie dell’onirico, incarnano un’umanità inquieta e lucida, che si interroga sulla propria interiorità. La libertà è la capacità di restare svegli nel buio, di fare dell’inquietudine una forma di conoscenza. Anche nel contesto della Fashion Week, dove tutto sembra luce e presenza, la sua arte riporta al sogno, aprendo portali immaginifici in cui la passerella si trasforma in cammino rituale, tra visione e introspezione.
La libertà del sacro di Angelo Tasini.
Affascinato dai culti antichi e dalle civiltà arcaiche, Tasini ricrea divinità, totem e portali come frammenti di un sapere perduto. Le sue opere, costruite con metalli ossidati, resine e simboli ancestrali, uniscono l’energia primordiale al linguaggio contemporaneo. Ogni tavola è un rito laico, un invito alla memoria cosmica. La sua libertà è quella di dialogare con il mistero, di fare del sacro un’esperienza estetica. Nei lavori tradotti su seta, la materia rigida e terrena, di cui sono pregne le opere di Tasini, si sublima nella morbidezza del tessuto: la sacralità iconografica incontra quella dell’abito, riportandoci al senso originario del vestire come rito di elevazione.
La libertà dell’energia di Saverio Barone.
Nelle sue tele astratte, luce e movimento si inseguono in un vortice di rosso e bianco. Ogni segno è una pulsazione vitale, ogni geometria un ritmo interiore. La pittura diventa esplosione, ma anche respiro: un ordine segreto che nasce dal caos. La libertà, per Barone, è energia che si trasforma, armonia che esplode in forma. La sua esperienza artistica si estende anche alla seta, dove ha lavorato per realizzare alcuni dei foulard in sfilata, che fondono gesto pittorico e maestria artigianale, unendo arte e moda in un unico flusso vitale.

Gli artisti di Palazzo Bovara mostrano che la libertà maschile non è dominio, ma conoscenza; non è imposizione, ma dialogo con la materia, con la storia, con il tempo. Nella visione di Chiara Immordino Doria, arte e moda tornano a essere linguaggi complementari: gesti di creazione che cercano armonia nella complessità del presente.
La passerella, come la tela, diventa spazio del pensiero visivo, luogo in cui la forma si fa consapevolezza e la bellezza si riscopre, ancora una volta, come atto di libertà.
Eva Tazzari

Related Posts